sabato 20 settembre 2014
Due nuove sonde per il pianeta rosso.
venerdì 19 settembre 2014
Pianeti extrasolari: cosa sono?
Ciao a tutti!
Oggi con questo post voglio spiegarvi cosa sono gli esopianeti!
Dovete sapere che il primo esopianeta scoperto è 51 Peg B, orbitante intorno alla stella 51 Pegasi...
Ma partiamo con ordine.
Un pianeta è un corpo celeste orbitante intorno ad una stella, ad esempio Giove è un pianeta che orbita intorno al Sole.
Un esopianeta è invece un corpo celeste che orbita intorno ad una stella al di fuori del Sistema Solare, come nel caso di 51 Peg B.
Fino a poco tempo fa si pensava che i pianeti extrasolari non esistessero, mentre fino ad oggi sono stati scoperti centinaia di esopianeti! Alcuni di questi sono potenzialmente abitabili, infatti si trovano nella cosiddetta "zona verde" o "zona abitabile", nella quale può esistere l'acqua allo stato liquido.
La Terra stessa si trova nella zona abitabile, che si trova a circa 1 A.U. (149.000.000 di km) dal Sole, se la Terra si fosse trovata troppo vicino al Sole, gli oceani evaporerebbero, e il calore farebbe fondere il piombo; mentre invece se si fosse trovata troppo lontano dal Sole, sarebbe una palla di neve!
I ricercatori cercano i pianeti extrasolari intorno a stelle "fredde", esse sono le nane rosse, che hanno temperature di circa 3.000 gradi kelvin, quindi la zona verde si trova più vicino alla stella. E poi i pianeti, nel loro moto orbitale, fanno muovere leggermente la propria stella, quindi con le nane rosse - che sono più piccole del Sole - è più facile notare quel leggero movimento.
Quindi, capite la fortuna di vivere su un pianeta favorevole alla vita? Se riuscissimo ad individuare un pianeta simile al nostro, sarebbe la scoperta più grande per l'uomo....
E forse in un futuro lontano, potremo dire su uno di questi: "Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l'umanità"!
Oggi con questo post voglio spiegarvi cosa sono gli esopianeti!
Dovete sapere che il primo esopianeta scoperto è 51 Peg B, orbitante intorno alla stella 51 Pegasi...
Ma partiamo con ordine.
Un pianeta è un corpo celeste orbitante intorno ad una stella, ad esempio Giove è un pianeta che orbita intorno al Sole.
| Rappresentazione artistica del pianeta 51 Peg B e della sua stella, 51 Pegasi..... |
Fino a poco tempo fa si pensava che i pianeti extrasolari non esistessero, mentre fino ad oggi sono stati scoperti centinaia di esopianeti! Alcuni di questi sono potenzialmente abitabili, infatti si trovano nella cosiddetta "zona verde" o "zona abitabile", nella quale può esistere l'acqua allo stato liquido.
La Terra stessa si trova nella zona abitabile, che si trova a circa 1 A.U. (149.000.000 di km) dal Sole, se la Terra si fosse trovata troppo vicino al Sole, gli oceani evaporerebbero, e il calore farebbe fondere il piombo; mentre invece se si fosse trovata troppo lontano dal Sole, sarebbe una palla di neve!
I ricercatori cercano i pianeti extrasolari intorno a stelle "fredde", esse sono le nane rosse, che hanno temperature di circa 3.000 gradi kelvin, quindi la zona verde si trova più vicino alla stella. E poi i pianeti, nel loro moto orbitale, fanno muovere leggermente la propria stella, quindi con le nane rosse - che sono più piccole del Sole - è più facile notare quel leggero movimento.
Quindi, capite la fortuna di vivere su un pianeta favorevole alla vita? Se riuscissimo ad individuare un pianeta simile al nostro, sarebbe la scoperta più grande per l'uomo....
E forse in un futuro lontano, potremo dire su uno di questi: "Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l'umanità"!
Le tute spaziali del futuro!
Saranno sottili come una seconda pelle le tute spaziale dei futuri astronauti, e non più come le ingombranti tute pressurizzate di oggi. E quello che si sta progettando al Massachusetts Institute of Technology (Mit), abiti leggerissimi, facili da indossare, elasticizzati e aderenti, modellati da minuscole pieghe leggermente in rilievo. Entrarci sarà molto facile, e una volta fatto basta collegarla ad una fonte elettrica per farla aderire perfettamente al corpo, avendo cosi una grande libertà di movimento. Gli astronauti potranno lavorare senza problemi e prima di tutto in sicurezza, e toglierla sarà anche un gesto semplice perchè basterà un po di forza per perdere l'aderenza. Ciascuna piega e’ realizzata in un materiale a memoria di forma, materiale deformabile che si contrae con il calore e ritorna alla sua forma originaria. La tuta sara pressurizzata, ma invece di usare dei gas, sarà applicata una pressione meccanica direttamente sulla pelle.
Troppa antimateria nello spazio
Lo segnala un esperimento sulla Stazione Spaziale Internazionale, l'antimateria, ovvero l'opposto della materia con cariche elettriche di segno opposto, è troppa. E' stato confermato dall'esperimento Ams-02 (Alpha Magnetic Spectrometer), e a questo esperimento partecipa anche l'Italia con l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).
Esiste piu antimateria di quanto ci si aspettava, e i dati hanno rilevato che la differenza di quello che succede nel mondo delle basse energie con energie molto alte, il rapporto tra antimateria e materia e’ quasi paragonabile. "Questo risultato rappresenta un importante passo avanti nello studio di un fenomeno (l’eccesso di positroni) che era stato riscontrato per la prima volta nell’esperimento spaziale Pamela, e che oggi viene misurato da Ams-02 con una precisione e un’estensione nell’intervallo di energia senza precedenti" ha spiegato il presidente dell'Infn Fernando Ferroni. L'antimateria esiste, è 6 volte più abbondante della materia tradizionale e in futuro si capirà cosa è dovuto questo eccesso.
giovedì 18 settembre 2014
MAVEN verso Marte!
Dopo 10 mesi e circa 700 milioni di chilometri percorsi, per domenica 21 Settembre è prevista l'arrivo dell’orbiter NASA Mars Atmosphere and Volatile Evolution (MAVEN). Per prima cosa, i tecnici e ricercatori del Lockheed Martin Space System di Littleton, in Colorado, faranno delle manovre per inserire l'orbiter dentro l'orbita di Marte, mettendo in moto dei sei piccoli propulsori per stabilizzare il veicolo spaziale. Dopo un periodo di sei settimane, testerà la piena funzionalità degli strumenti scientifici, e a novembre incomincerà a lavorare studiando composizione, struttura e dispersione di gas nella fascia più alta dell’atmosfera di Marte. MAVEN sarà usato anche come ripetitore per comunicare con Curiosity e Opportunity e mapperà la cometa C/2013 A1 Siding Spring durante il suo passaggio ravvicinato. Infatti l'intero pianeta rosso sarà investito dalle particelle di polvere della cometa, e per i rover non ci dovrebbe essere nessun rischio.
Una galassia nana con un cuore supermassiccio
Anche se solitamente i buchi neri si trovano al centro di grandi galassie, un gruppo internazionale di astronomi, guidati da Anil Seth della University of Utah, ha trovato un buco nero supermassiccio in un bozzolo di stelle molto piccolo: la galassia nana ultracompatta M60-UCD1, la più piccola galassia conosciuta sino ad oggi. Questo vero e proprio mostro gigante è stato "scovato" attraverso i dati raccolti dal telescopio Gemini Nord dell’osservatorio di Mauna Kea, nelle Hawaii, e quelli del telescopio spaziale Hubble. M60-UCD1 è la galassia più massiccia nella categoria delle galassie nane ultracompatte con 140 milioni di masse solari e dista da noi 54 milioni di anni luce. Questo buco nero è straordinario, perchè costituisce il 15% della massa complessiva della galassia nana ultracompatta! Molto probabilmente, questa galassia era molto più grande, costituita forse 10 miliardi di stelle, che si è trovata poi a transitare nei pressi della galassia ellittica M60, e da questa interazione, tutte le stelle e la materia oscura nella parte esterna della galassia sono state strappate via dalla galassia più grande. Questa scoperta fa intuire che ci sono un gran numero di altre galassie nane ultracompatte che ospitano buchi neri supermassicci, e questo risultato rappresenta un grande passo in avanti nella loro conoscenza.
mercoledì 17 settembre 2014
Una giovane stella nelle vesti di una vecchia
Si chiama WASP_18b, un pianeta extrasolare con una massa pari a 10 volte quella di Giove e dista 330 anni luce dal sistema solare insieme alla sua stella WASP_18. Questo gioviano caldo orbita intorno alla propria stella in meno di 23 ore, e fa parte e pianeti classificati come “Hot Jupiter” e fa sembrare "vecchia" la sua stella madre. E' la prima volta che si osserva un fenomeno del genere, la stella ha una massa più o meno pari di quella del Sole e viene classificata come di classe intermedia tra una subgigante bianco-gialla e una stella bianco-gialla di sequenza principale. I ricercatori hanno scoperto che WASP-18 avrebbe un’attività cento volte inferiore a quella che potrebbe “permettersi” per l’età che ha. La sua età è stimata intorno a 500 milioni e i due miliardi di anni, ma non emette intense emissioni di raggi X, niente forti campi magnetici, nessuna grande eruzione o fiammata. L'ipotesi più accreditata è quella che le forze mareali create dalla spinta gravitazionale del pianeta gigante abbiano causato un interruzione del campo magnetico della stella. Quindi la causa è il suo pianeta, che con la sua forza di gravità sta creando uno scompiglio all'interno della sua stella madre, probabilmente un sommovimento dei gas all’interno della stella tale da provocare un indebolimento della convezione.
Un sistema planetario davvero anomalo.
Siamo abituati a sistemi planetari con giganti gassosi con orbite abbastanza lontane dalla propria stella, ma Kepler-101 è un vero e proprio sistema solare "invertito". Grazie alle misure dello spettrografo Harps-N e alla fotometria del satellite Kepler,, gli astronomi hanno trovato un super-nettuno caldo, Kepler-101b, e da un pianeta più esterno di dimensioni terrestri e massa inferiore a quattro volte la Terra, Kepler-101c. Orbitano intorno ad una stella di classe G, un sole evoluto e ricco di metalli, e distano rispettivamente di 0.05 e 0.07 UA. Questa ricerca mette in evidenzia per la prima volta un pianeta gigante interno e un pianeta dalle dimensioni terrestri all'esterno, «Questo è davvero uno dei principali risultati del nostro lavoro: Kepler-101 non segue la regola (riscontrata nella maggior parte dei sistemi planetari doppi di Kepler) che il pianeta più grande ha anche il più lungo periodo orbitale, come succede anche nel nostro sistema solare» Ha spiegato Aldo Bonomo, post-doc all’INAF – Osservatorio Astronomico di Torino. Queste conclusioni sono state possibili grazie alla velocità radiale spettrografo Harps-N installato nel 2012 sul Telescopio Nazionale Galileo.
Le origini violente delle galassie a disco
Per molti anni gli studiosi hanno creduto che dalle fusioni tra galassie originassero delle galassie di forma ellittica, ma adesso grazie al telescopio Alma dell'Osservatorio Australe Europeo e tutta una serie di altri radio telescopi, hanno scoperto in modo diretto che sempre da queste fusioni si può originare delle galassie a disco, e questa conclusione potrebbe spiegare perché ci sono così tante galassie a spirale come la nostra Via Lattea nell'universo. Tali sistemi stellari, sono definite da regioni di polvere e gas a forma di "frittella", distinte poi dalla categoria delle galassie ellittiche. Il gruppo ha studiato la distribuzione di gas in 37 galassie che si trovano nelle fasi finali della collisione proprio per identificare la forma finale della nuova galassia dopo la fusione. Questo studio contribuisce a fornire informazioni sulla formazione di alcune galassie come la Via Lattea, e per la prima volta c'è la prova osservativa che le fusioni di galassie possano condurre alla formazione di
galassie a disco.
"Dobbiamo iniziare a concentrarci sulla formazione di stelle in questi dischi di gas. Inoltre dobbiamo guardare a maggiore distanza nell'universo. Sappiamo che la maggior parte delle galassie nell'universo lontano hanno anche dei dischi. Non sappiamo tuttavia, se le fusioni siano responsabili anche di quest’ultimi, o se essi si siano formati dal gas freddo che gradualmente cade nella galassia. Forse abbiamo trovato un meccanismo generale che si applica attraverso tutta la storia dell'universo." Ha detto Junko Ueda.
galassie a disco.
"Dobbiamo iniziare a concentrarci sulla formazione di stelle in questi dischi di gas. Inoltre dobbiamo guardare a maggiore distanza nell'universo. Sappiamo che la maggior parte delle galassie nell'universo lontano hanno anche dei dischi. Non sappiamo tuttavia, se le fusioni siano responsabili anche di quest’ultimi, o se essi si siano formati dal gas freddo che gradualmente cade nella galassia. Forse abbiamo trovato un meccanismo generale che si applica attraverso tutta la storia dell'universo." Ha detto Junko Ueda.
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